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Chi ha paura del Codice da Vinci?
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Avrei voluto scrivere per voi una relazione colta, se non fosse che colta non sono, e che da tempo ho rinunciato alla “cultura” in quanto sterile accumulo di nozioni e di speculazioni razionali, comprensibile a pochi e buona al massimo per essere ostentata, e propendo semmai per una “conoscenza” che sia piuttosto frutto della meraviglia e dell’esperienza personale, vale a dire una vera scoperta individuale ed una intelligenza non più solo della mente, ma del cuore.

 

Rispetto al tema di cui parliamo stasera, dunque, il mio contributo vuol essere prima di tutto quello di un qualunque lettore del “Codice da Vinci”, che tale lettura l’abbia però filtrata e confrontata con il proprio sentire profondo.

 

Dal momento, però, che per mestiere mi occupo di comunicazione, vorrei offrire altresì il mio contributo, attraverso l’analisi di quelli che sembrano essere gli ingredienti essenziali del successo planetario del libro di Dan Brown.

 

La prima ragione di tale fortuna è che parliamo di un libro moderno e ben scritto, che utilizza un ritmo narrativo serrato ed incalzante, di rapidissima presa, che tiene conto dei gusti di un pubblico ormai avvezzo al linguaggio della fiction televisiva e cinematografica. Un romanzo, insomma, strutturalmente “furbo”, fatto per essere letto tutto d’un fiato, che non impegna e non richiede riflessione, ma che, come un qualunque altro prodotto di largo consumo, ha una “confezione” ineccepibile e accattivante, e che con la fiction ha in comune, per giunta, la pretesa di far passare per vero ciò che vero non è, o non è detto che sia.

 

Ma se questo primo ingrediente del successo di Dan Brown è di carattere esclusivamente formale, ce n’è un secondo e decisivo, che è invece tutto sostanziale e riguarda il contenuto del libro, il suo messaggio e la sua destinazione finale.

Il “Codice” è infatti un prodotto espressamente rivolto e pensato per il pubblico femminile, fatto apposta per soddisfare il gusto e rispondere alle esigenze delle donne, studiato, calibrato e deliberatamente “tagliato addosso” a loro, ben sapendo, statistiche alla mano, che si tratta delle consumatrici più accanite di romanzi di cassetta, ancor più se di stampo esoterico.

 

E come conquistare le donne, se non rivalutando, attraverso la figura di Maddalena, il ruolo stesso della donna nella storia e nella cultura umana?

La prostituta redenta dei Vangeli che qui si trasforma nientemeno che nella sposa di Cristo, diviene l’emblema stesso della donna, da sempre emarginata, bistrattata, perseguitata, ridotta a un ruolo di subordine rispetto all’uomo, la quale ritrova così la propria dignità e il proprio legittimo riscatto.

 

Nobilissimo intento, per carità, quello di rendere giustizia all’altra metà del cielo, quella femminile, che una cultura da sempre androcentrica e misogina, come quella in cui ancor oggi purtroppo viviamo, ha ritenuto preferibile mantenere in ombra, temendone evidentemente lo straordinario potenziale creativo, se non fosse evidente che si è trattato, almeno nel caso di Dan Brown, soltanto di un’operazione di marketing editoriale ben congegnata e innegabilmente efficace.

A chi volesse invece approfondire seriamente l’argomento, consiglio semmai la lettura del saggio “Il calice e la spada” - La presenza dell’elemento femminile nella storia da Maddalena a oggi”, un ottimo studio condotto della storica culturale e teorica dell’evoluzione Riane Eisler e pubblicato in Italia da Frassinelli, (dal quale del resto lo stesso Dan Brown ha ammesso di aver tratto alcuni spunti fondamentali).

 

Ma gli ingredienti del successo annunciato del “Codice Da Vinci” non finiscono qui. Ne manca un ultimo, non meno trascurabile dei precedenti, riguardante il ricorso alla cosiddetta “teoria del complotto”, diventata di moda, secondo i sociologi, in seguito ai tragici eventi dell’11 settembre 2001.

Se prima di allora a colpire l’immaginario collettivo erano mitologie se vogliamo più  “consolatorie”, tipiche ad esempio del movimento “New Age”: dai fantasmi comprovanti l’esistenza di una vita oltre la vita, agli angeli che ci proteggono dal male, ai dischi volanti che ci rassicurano sul fatto di non essere soli nell’universo, e così via, dopo l’abbattimento delle Torri Gemelle, ogni mistero sembra invece poter essere spiegato, appunto, tramite l'opera di potentissime organizzazioni segrete (quale ad esempio il fantomatico Priorato di Sion del libro di Dan Brown), esistenti da secoli e di cui farebbero parte illuminati di ogni epoca, a partire dagli immancabili Templari, passando per i Catari, fino a personaggi illustrissimi come il Leonardo Da Vinci del caso in questione.

Il motivo per cui la “teoria del complotto” domini le menti, in seguito all’attacco islamico che ha colpito al cuore New York e l’intero mondo occidentale, pare essere legato al fatto che, nei periodi di crisi, la complessità della storia è percepita dalla gente come intollerabile e dunque le sue esemplificazioni, anche più estreme, vengono abbracciate con entusiasmo.

 

Ma oltre a tutti i motivi fin qui elencati, che già da soli spiegherebbero comunque l’impressionante consenso riservato al libro di Brown dal pubblico di tutto il mondo, resta ancora da accertare come una mera operazione di business editoriale, si sia potuta trasformare in un fenomeno di costume senza precedenti.

 

La ragione, a mio avviso, va ricercata nella grande attenzione riservata all’opera da parte della Chiesa e del mondo cattolico in generale, che nel tentativo di osteggiare i presunti contenuti blasfemi del libro, con bandi ed anatemi, pubbliche condanne e articoli infuocati, non hanno fatto che alimentarne ulteriormente il mito, richiamando su di esso perfino l’attenzione dei distratti e amplificando a dismisura la portata del fenomeno. Un clamoroso autogol dunque.

 

Ma meritava davvero, questo scaltro romanzetto giallorosa, tanta ardente e appassionata considerazione?

 

A prima vista sembrerebbe di no, intanto perché, come abbiamo detto, le teorie espresse nel libro non sono fondate, o almeno non trovano, ad oggi, alcun serio riscontro nella realtà storica documentata.

In secondo luogo perché esse non sono nuove, ma già ampiamente esposte non solo in numerosi testi (il più noto dei quali è “Il Sacro Graal” di Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln) ma perfino in un film di Martin Scorsese, dal titolo “L’ultima tentazione di Cristo”, risalente a non meno di 18 anni fa.

Ma se all’epoca il regista italo-americano se la cavò con una torta in faccia alla presentazione dell’opera, oggi queste stesse teorie scatenano reazioni ben più forti, anche perché a rispondere non sono soltanto dei semplici lettori inferociti, ma addirittura l’Opus Dei, (effettivamente descritta nel romanzo di Dan Brown alla stregua di un’organizzazione criminale), o alti prelati come l’arcivescovo di Genova Tarcisio Bertone, e non ultimi illustri studiosi di area cattolica, da Massimo Introvigne a Franco Cardini, i quali gridano allo scandalo appellandosi al pregiudizio anticattolico che permeerebbe da sempre le coscienze d’occidente.

 

Tanto rumore per nulla, verrebbe da dire.

Ma c’è veramente motivo di temere gli effetti delle false rivelazioni di Dan Brown? Per chi? E soprattutto perché?

 

Niente ha da temere di sicuro il cristiano praticante, la cui fede, se è autentica, ascolta e risponde soltanto a se stessa, infischiandosene altamente di astruse supposizioni e nuove eresie.

E ancor meno, mi pare, possa preoccuparsene il non cristiano, il quale, se già non sapeva che farsene degli antichi Vangeli, figuriamoci se troverà di qualche interesse i nuovi, che di questi tempi, oltretutto, vanno spuntando ovunque come funghi.

 

Dove si nasconde dunque la pericolosità di questo libro?

 

Io una mezza idea ce l’avrei, e ve la dirò, giacché mi avete espressamente invitata a farlo qui, sottolineando però che si tratta di un’ipotesi del tutto personale e pertanto opinabilissima.

 

Viviamo tempi difficili. Tempi in cui, come mai prima, l’uomo ha avuto bisogno di punti fermi e di valori in cui credere.

Il passato ha infatti perduto significato, il futuro non offre garanzie e finiamo col vivere tutti in un presente dilatato, nel quale è però sempre più arduo riconoscersi e ritagliarsi un’identità, poiché il senso della nostra vita è subordinato al collegamento con una realtà oggettiva, il cui significato ci sfugge fatalmente.

Esiste dunque in noi un impulso verso la verità, non meno di una corrente sotterranea, opposta ma altrettanto forte, invisibile ma quantomai attiva, che tende a destabilizzarci, a rigettarci nel dubbio e nella paura. Ed è questa, a mio avviso, la tendenza che il “Codice” alimenta, cavalca e sfrutta.

 

Ma la pericolosità del libro, ammesso che davvero ne abbia una, non sta affatto dove comunemente la si ricerca, vale a dire nella presunta storia d’amore fra Gesù e Maddalena, che pure tanto scalpore ha già suscitato.

Questa rappresenta, al contrario, un espediente letterario di tale banalità, da poter perfino passare inosservato, se non fosse che, con la scusa di voler riaffermare i valori femminili su un modello maschile storicamente dominante, ciò che Dan Brown ripropone, ancora una volta, - strumentalizzandola per giunta a fini pubblicitari -  è una cultura della contrapposizione, la cui origine si perde nella notte dei tempi e sconfina nel mito.

Una riproposta che suona come una minaccia, tuttavìa, in un mondo che ha oggi quantomai bisogno di cambiare paradigma, se vuole sopravvivere a se stesso e sfuggire all’autodistruzione, e che dovrebbe orientarsi semmai verso un nuovo modello di riconciliazione e integrazione degli opposti.

 

In un mondo siffatto, riproporre dunque il conflitto sessista appare a dir poco pernicioso, e chi abbocca alla provocazione, riconoscendosi evidentemente nella contrapposizione, sia pure gridando allo scandalo, non è meno responsabile, a mio parere, di chi lo scandalo lo ha creato. Da qualunque parte si schieri.

 

Attenzione dunque a certe trappole nascoste!

 

Esaltare la figura della Maddalena al punto da volerla quasi sostituire a quella del Cristo, è infatti come voler contrapporre la Luna al Sole, determinandone così la definitiva sconfitta. Allo stesso modo, il maldestro tentativo di riabilitare la donna, da parte di Dan Brown, mi sembra più che altro un modo sottile ma efficacissimo di screditarla ulteriormente, attirandole addosso le antipatie del mondo cattolico, e maschile in generale (che già non gliene ha certo risparmiate nel corso della storia, a suon di roghi e di violenze inaudite), e così facendo demonizzandola una volta di più e una volta di troppo.

“Siate innocenti come colombe” raccomandava Gesù stesso “ma cauti come serpenti!”

E allora occhio ai falsi profeti e alle “penne facili” come quella di Dan Brown, che vorrebbero ridurre il sacro Graal al solo grembo dell’antica Dea, dimenticando che esso è, in realtà, un simbolo ben più alto: quello di una materia, capace di contenere al suo interno lo Spirito dell’uomo.

 

La vera forza del messaggio cristiano, che nessun libro potrà mai mettere in discussione, sta infatti tutta nel riconoscimento di una coscienza umana che non è né maschile, né femminile, ma che trascende qualsiasi distinzione di genere, poiché è una, indivisibile e divina.

 

E la novità stessa del Cristianesimo rispetto alle altre religioni, sta in un altro riconoscimento non meno importante, quello della libertà dell’uomo perfino di fronte al proprio Dio, e nel suo diritto di rinascere a se stesso ad ogni istante, come Gesù rinasce a se stesso dopo la crocifissione.

 

Peccato che, nel libro di Dan Brown, la Resurrezione stessa venga messa in discussione, col benestare di ogni “buon cristiano” che, troppo intento a smontare “l’ipotesi  Maddalena” (specchietto per le allodole e trappola per ingenui) si è invece dimenticato di difendere, con tutte le proprie forze, quel diritto alla rinascita che è il fondamento stesso della propria fede.

 

Abituati come siamo a lottare sempre “contro” qualcosa, troppo spesso ci dimentichiamo di lottare “a favore” di ciò in cui crediamo veramente.

 

Ma per fortuna, da oltre 2000 anni, e proprio in virtù del sacrificio di un uomo che con l’amore seppe sconfiggere la morte, per ogni vero cristiano il corpo di luce, emblema della sua anima immortale, continua a sopravvivere al suo corpo materiale e lo fa, se Dio vuole, senza più bisogno di sacrifici.